Il dibattito sui vitigni PIWI — acronimo tedesco di Pilzwiderstandsfähig, ovvero resistenti alle malattie fungine — ha appena compiuto un passo istituzionale inatteso: il 10-12 ottobre 2026, a Voghera, nel quadro del convegno "50 sfumature di Pinot Noir", il senatore della Lega e vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio e la deputata Antonella Forattini, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Agricoltura della Camera, hanno annunciato pubblicamente un'iniziativa parlamentare bipartisan per modificare il Testo Unico del Vino e permettere ai singoli consorzi di ammettere i PIWI nei propri disciplinari DOC e DOCG [1]. Un'alleanza trasversale che merita l'attenzione di ogni cantina che stia guardando al futuro della propria vigna.
Cosa sono i vitigni PIWI e perché interessano la vigna
I vitigni PIWI sono ottenuti attraverso incroci selettivi che conferiscono resistenza genetica alla peronospora e all'oidio, le due malattie fungine che ogni estate mettono a dura prova i vigneti italiani — dalla Toscana al Piemonte, fino al Veneto. Il vantaggio principale, sottolineato dai ricercatori intervenuti al convegno di Voghera tra cui i professori Attilio Scienza e Luciano Brancadoro, è la drastica riduzione dei trattamenti fitosanitari: meno passaggi con il trattore, meno fitofarmaci impiegati, minore impatto ambientale e costi operativi potenzialmente inferiori [1].
Per l'enologo Nicola Biasi, che ha puntato forte proprio sui vitigni PIWI, queste varietà rappresentano già oggi una risposta concreta alle sfide della viticoltura sostenibile: cambiamento climatico, scarsità idrica, pressione normativa sui residui di pesticidi [1]. Non si tratta di sostituire il Nebbiolo o il Sangiovese, ma di disporre di uno strumento in più — eventualmente in blend o in parcelle dedicate — che permetta di lavorare con minore input chimico.
La situazione attuale: 36 varietà iscritte, IGT ma non DOC
Ad oggi, in Italia risultano 36 varietà PIWI iscritte nel Registro nazionale delle varietà di vite, di cui 18 a bacca bianca e 18 a bacca nera [1]. La coltivazione di almeno alcune di queste varietà è autorizzata in Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Lazio e Campania, con differenti disposizioni regionali [1].
Il nodo centrale è questo: le aziende possono oggi impiegare i PIWI nella produzione di vini IGT, purché rispettino le norme locali e i relativi disciplinari [1]. L'accesso alle denominazioni DOC e DOCG, invece, è ancora precluso, perché i disciplinari delle singole denominazioni — Chianti DOCG, Barolo DOCG, Valpolicella DOC e così via — non prevedono queste varietà tra quelle ammesse. Come già peraltro prevede la normativa europea, c'è ora chi vuole aprire anche in Italia questa possibilità, lasciando ai consorzi la scelta se introdurre o meno i PIWI nei propri disciplinari, attraverso una modifica al Testo Unico del Vino [1].
La proposta bipartisan e l'iter legislativo
Centinaio e Forattini hanno assunto pubblicamente l'impegno di attivarsi nelle prossime settimane, con l'obiettivo di completare il percorso prima della fine della legislatura [1]. La proposta prevede una modifica al Testo Unico del Vino che lasci ai singoli consorzi la libertà di introdurre o meno i PIWI nei propri disciplinari — senza imporre nulla dall'alto, ma aprendo la porta a chi vorrà percorrere questa strada.
Come seguire l'iter? Per le cantine interessate, è utile monitorare:
- Le sedute della Commissione Agricoltura di Camera e Senato, dove il testo verrà discusso e potenzialmente emendato.
- Le comunicazioni dei consorzi di riferimento: sarà ciascun consorzio — Consorzio del Chianti Classico, Consorzio del Barolo e Barbaresco, Consorzio della Valpolicella, ecc. — a decidere se e come recepire l'eventuale apertura normativa.
- Le pubblicazioni ufficiali del MASAF (Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) sul SIAN, dove transitano le modifiche ai disciplinari DOP e IGP.
La proposta ha raccolto spunti da relatori accademici e professionisti del settore e gode di un supporto trasversale insolito per questa materia. Tuttavia, fino all'approvazione definitiva e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, nessuna cantina potrà rivendicare l'etichetta DOC o DOCG su un vino prodotto con varietà PIWI.
Cosa fare in vigna e in cantina oggi
Nell'attesa dell'eventuale modifica normativa, le cantine più lungimiranti stanno già operando su due binari paralleli.
In vigna: impianto sperimentale di parcelle PIWI, documentando con precisione varietà, portinnesto, sesto d'impianto, trattamenti effettuati (o non effettuati) e rese. Questa documentazione è preziosa sia per la fase sperimentale sia per eventuali futuri iter di riconoscimento varietale o di modifica del disciplinare. Tenere un registro puntuale dei trattamenti fitosanitari — e della loro assenza — è già oggi un argomento concreto da portare ai consorzi.
In cantina: le partite prodotte con varietà PIWI devono essere vinificate e tracciate separatamente rispetto alle partite destinate a DOC o DOCG. Sul SIAN, chi detiene prodotti vitivinicoli — persone fisiche, giuridiche o associazioni che li detengono per finalità professionali o commerciali — è tenuto a tenere il registro vitivinicolo in forma dematerializzata [2]. Le entrate e le operazioni di cantina vanno registrate entro 1 giorno lavorativo; gli scarichi (vendite) entro 3 giorni lavorativi [3]. Per le cantine con produzione inferiore a 1.000 ettolitri l'anno, prevalentemente da uve proprie, il termine può arrivare fino a 30 giorni [3].
Separare le partite PIWI — classificabili al momento come IGT — da quelle DOC/DOCG non è solo un obbligo di correttezza verso il consumatore e verso l'ICQRF (il Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, con 30 uffici sul territorio italiano), ma è anche la base di una tracciabilità che potrà diventare un vantaggio competitivo non appena la normativa si aprirà [4].
Ricordiamo inoltre che la dichiarazione di vendemmia per la campagna 2026/2027 va presentata entro il 30 novembre 2026, mentre la dichiarazione di produzione (vino e/o mosto) va presentata entro il 15 dicembre 2026: anche le partite PIWI sperimentali rientrano in questi obblighi dichiarativi sul SIAN [5].
Tracciabilità digitale: un vantaggio concreto già oggi
Gestire parcelle con varietà sperimentali, separare i lotti in cantina e tenere il registro SIAN aggiornato richiede un sistema di tracciabilità affidabile. Cepaos permette di registrare i blocchi/parcelle in vigna con le relative varietà — incluse le sperimentali — di seguire ogni lotto dall'ingresso uva fino al serbatoio, e di tenere il libro di cantina conforme agli obblighi del registro vitivinicolo italiano. Le parcelle PIWI possono essere gestite separatamente rispetto alle parcelle DOC, con registrazione di trattamenti fitosanitari, ordini di lavoro e dati di vendemmia, mantenendo una tracciabilità chiara che semplifica sia i controlli ICQRF sia l'eventuale futura valorizzazione in denominazione.
Il momento per prepararsi è adesso: la proposta parlamentare è sul tavolo, i ricercatori l'appoggiano e i consorzi inizieranno presto a ragionare sui propri disciplinari. Chi avrà già dati, parcelle strutturate e tracciabilità documentata partirà con un vantaggio reale.
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Fonti
- Aprire Doc e Docg ai vitigni Piwi in Italia: parte la proposta bipartisan — WineNews, pubblicato il 2 days ago. https://winenews.it/it/aprire-doc-e-docg-ai-vitigni-piwi-in-italia-parte-la-proposta-bipartisan_603991/
- Registro telematico vitivinicolo (SIAN) — DM 20 marzo 2015, n. 293 — Ministero dell’agricoltura (MASAF) — SIAN, verificato il 2 ottobre 2026. https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10741
- Termini di registrazione nel registro telematico — DM 20 marzo 2015, n. 293, art. 5 — Ministero dell’agricoltura (MASAF) — SIAN, verificato il 2 ottobre 2026. https://www.sian.it/public/mipaaf/Faq-registro-vitivinicolo-v6.pdf?op=14
- ICQRF — Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi — MASAF — scheda «Competenze» del Dipartimento ICQRF — Ministero dell’agricoltura (MASAF), verificato il 2 ottobre 2026. https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/9027
- Dichiarazione di vendemmia — 30 novembre (campagna 2026/2027) — DM 18 luglio 2019, n. 7701 (disposizioni nazionali di attuazione dei Reg. (UE) 2018/273 e 2018/274), come successivamente modificato; circolare AGEA Coordinamento prot. n. 0073988 del 15/09/2026 — AGEA — Agenzia per le erogazioni in agricoltura, verificato il 9 ottobre 2026. https://www.regione.calabria.it/wp-content/uploads/2026/09/2026.09.16-circ-agea-dich.-produzioni-signed.pdf